“Dentro la foresta”, Chiara Dattola.

Io sono la madre.
Io sono il rifugio.
Sono il letto per i loro figli.
Sono il cibo.
Io sono la vita e sono la morte.
Io sono in ogni seme trasportato dal vento, sono in ogni raggio di sole.
Sono corteccia, fiore, filo d’erba, spina, lacrima dentro agli occhi.
Io sono il luogo dei sogni.
Sono il tempo degli incubi.
Io sono la foresta.
(La Foresta , Chiara Dattola)

In ogni favola che si rispetti c’è una foresta. Che sia la dimora di un mostro, che sia incantata o abitata da personaggi immaginari, la foresta è il luogo della fantasia, del pericolo in agguato ma anche della estrema libertà. Il termine foresta indica l’ammasso di alberi “fuori dal recinto”, il bosco che deborda, che non ha limiti. Il posto in cui, per ritrovare la strada, bisogna prima perdersi.
Per questo soltanto le persone coraggiose osano attraversare la foresta; non tutti infatti hanno la forza di fare i conti con le ombre, con l’indefinito. Così questa volta vogliamo proporvi una sfida, quella di trovare l’audacia di spingersi oltre, fin Dentro la foresta con l’illustratrice Chiara Dattola.

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Dal 25 febbraio al 2 aprile infatti, presso la Galleria Il Vicolo di Milano, Chiara vi tenderà la mano per condurvi all’interno del suo mondo, una singolare foresta di ombre nere fatte di inchiostro. La mostra Dentro la foresta, ospiterà una ventina di chine dell’autrice, accompagnate da alcuni collages e due tele, nonché da due sculture progettate dall’autrice e realizzate da LaFucinaCreativa di Milano. Introdurranno l’esposizione un testo dell’illustratore Alessandro Gottardo (Shout) e dello studioso di illustrazione e giornalista Ferruccio Giromini.

Come nel realismo magico della narrativa sudamericana, come in Gabriel Garcia Marquez, Jorge Luis Borges o Cortazar a un certo punto quel confine di magia si scioglie e non ci sarà più modo di distinguere la realtà dal mito, e allora sarà bello perdersi, chiudere gli occhi, e lasciarsi popolare la mente da ogni singolo personaggio, animale, forma e colore creati dalla mano e dalla fantasia di Chiara Dattola. (Alessandro Gottardo)

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Chiara Dattola (1978) vive e lavora a Milano. Lavora principalmente nel mondo dell’editoria. Vanta collaborazioni con magazines e quotidiani, agenzie di comunicazione e pubblicità, nonché con case editrici per ragazzi e non, italiane e straniere. Fra le sue collaborazioni più importanti spiccano quelle con Le Monde, Monocle, Les Echos, Internazionale, Philip Morris, Messaggerie libri, Corriere della Sera, Sole24Ore, Plansponsor, Les Editions du Ricochet, Les Editions du Rouergue, Yeowon media, Montessori Korea, edizioni Panini. Dal 2007 è docente di illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Milano. Nel 2015 è stata selezionata per il Creative Quarterly n.41. Ha illustrato interamente il calendario 2016 della rivista italiana Internazionale.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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