“Promise”

A Terni l'opera di Giulio Vesprini per WöW.

Tre giorni di lavoro per realizzare PROMISE, un intervento di urban e street art a firma dell’artista Giulio Vesprini (a cui circa un mese fa abbiamo fatto questa intervista) nella città di Terni, seconda provincia dell’Umbria. L’opera è stata realizzata a Piazza della Pace, in un quartiere operaio e multiculturale denominato Quartiere Italia, dal 5 al 7 febbraio. L’inaugurazione del murales è prevista per domenica 21 febbraio dalle ore 16:30, una vera e propria festa di quartiere insieme all’artista e tutta la comunità di Piazza della Pace.

“L’opera è caratterizzata da due composizioni principali: una di matrice grafica che vede la graduale deformazione del tema del cerchio, l’altra con elementi di botanica applicati sopra come fosse un collage. La parte con gli elementi di botanica rappresenta la rivincita della natura sul cemento mal pensato; è la natura che si riprende i suoi spazi. La linea grafica da equilibrio alla struttura, parla di movimenti urbani attivi e fa tornare a comunicare un’abitazione altrimenti anonima. Allontanandosi dal murales si può intravedere un cuore, non come sintesi grafica, ma come organo. Tutto il lavoro viene firmato con un numero progressivo e una parola chiave che in questo caso è PROMISE. Molteplici sono i riferimenti legati a questo nome: la “festa della promessa” di Terni che cade precisamente nel giorno in cui l’opera viene terminata (il 7 febbraio), ma anche una promessa di street art fatta ai ternani, un regalo che parla d’identità attraverso i colori”. (Giulio Vesprini)

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La realizzazione dell’opera, organizzata dall’associazione culturale Primavere Urbane con il sostegno del Comune di Terni, Ater, Asm spa e inserita nella proposta culturale del Valentino di Terni, è parte di un progetto di arte urbana più ampio che prende il nome di WöW. L’opera di Giulio Vesprini occupa infatti la prima delle otto facciate cieche che danno direttamente sulla piazza pedonale, che l’associazione propone di trasformare in una “piazza opera d’arte”, realizzata attraverso lo scambio tra abitanti e artisti; un luogo di memorie identitarie di cui prendersi cura e da cui ripartire.

“WöW” è un’esigenza, è il bisogno di riscoprire una propria identità attraverso lo stupore. Il tessuto urbano delle nostre città chiede di essere interrogato e interpretato; nelle strade, nei quartieri, negli scorci urbani si annidano micro mondi di storie che chiedono di essere vissute e guardate. L’arte è il solo mezzo capace di far dialogare il tempo e lo spazio tessendo un percorso urbano fatto di variabili differenti e dinamiche.

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Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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