“Good Night Stories for Rebel Girls”

E se il sogno di una bambina non fosse per forza quello di sposare il principe azzurro?

E se il sogno di una bambina non fosse per forza quello di sposare il principe azzurro? Se il suo desiderio più intimo fosse andare su Marte, diventare una campionessa o esplorare il mondo? Saremmo in grado di fornirle gli strumenti per poter scegliere? Di farla sentire libera di percorrere la sua strada senza essere sopraffatta da stereotipi di genere? Se volete che le vostre figlie e i vostri figli (è importante che queste letture riguardino anche i maschietti) crescano a contatto con storie che propongono modelli femminili moderni, abbiamo il libro che fa per voi.

Storie della buonanotte per bambine ribelli (titolo originale Good Night Stories for Rebel Girls) è un libro ideato da Timbuktu Labs, l’azienda di media per bambini di base a Los Angeles fondata da Elena Favilli e Francesca Cavallo, per il quale è stata lanciata una campagna su Kickstarter che in soli tre giorni ha raggiunto (e superato) la quota richiesta per il finanziamento.

Da Elisabetta I a Serena Williams, Good Night Stories for Rebel Girls racchiude 100 storie illustrate che celebrano donne straordinarie: pittrici, scienziate, danzatrici, cuoche, astronaute, cantanti jazz, faraone, scrittrici, leader politiche, che superando ostacoli e avversità hanno cambiato il corso della storia. Una fiaba moderna per insegnare a esplorare, sognare e spingersi sempre oltre.

“Nel nostro percorso da imprenditrici abbiamo spesso desiderato di essere cresciute circondate da più modelli femminili in ruoli di leadership. Ci sproniamo costantemente a farci avanti e compriamo libri sul superamento degli stereotipi di genere… ma questo genere di letture arriva troppo tardi. La ricerca ci mostra come, fin dall’inizio della scuola media, le ragazze inizino a perdere fiducia in se stesse. Per questa ragione essere esposte molto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale”. (Elena Favilli, amministrice delegata di Timbuktu Labs)

E per completare l’opera il libro sarà interamente illustrato da donne, perché diventi anche una vetrina per le migliori illustratrici del nostro tempo provenienti da qualsiasi parte del mondo. Le artiste che stanno già lavorando al progetto sono: Ana Galvan (Spagna), Helena Morais Soares (Portogallo), Eleanor Davis (Stati Uniti), Thandiwe Tshabalala (Sud Africa), Elisabetta Stoinich (Italia), Debora Kamogawa (Brasile) e Cori Johnson (Stati Uniti).

Molte delle ricompense di Kickstarter sono già andate esaurite, quindi se avete intenzione di prenotare il vostro libro per bambine ribelli affrettatevi e così potrete riceverlo in tempo per il prossimo Natale.

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Il mockup di quella che sarà la copertina del libro
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3_Elizabeth_Spread
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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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