I manifesti del Roland Garros dal 1980

I manifesti del torneo parigino Roland Garros (prima edizione 1891) rispecchiano il modo di intendere il Tennis degli organizzatori: una vera e propria arte che ha come tela una grande superficie in terra rossa e come artisti gli atleti che ogni anno si fronteggiano tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno. Da Eduardo Arroyo a Joan Mirò, da Jean-Michel Folon ad Arman, fino a Du Zhenjun Marc Desgrandchamps, chiamati rispettivamente l’anno scorso e quest’anno, a celebrare attraverso la sua arte una delle manifestazioni sportive più famose del mondo.

1980-Valerio Adami

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1980: Valerio Adami

1981-Eduardo-Arroyo

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1981: Eduardo Arroyo

1982-Folon

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1982: Jean-Michel Folon

1983-Vladimir-Velickovic

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1983: Vladimir Veličković

1984-Aillaud

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1984: Gilles Aillaud

1984 Razzia

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1984: Razzia
(Gérard Courbouleix–Dénériaz)

1985-Monory

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1985: Jacques Monory

1986-Jiri-Kolar-

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1986: Jiří Kolář

1987-by-Titus-Carmel

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1987: Gérard Titus-Carmel

1988-Pierre-Alechinsky

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1988: Pierre Alechinsky

1989-Nicole-de-Maria

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1989: Nicola de Maria

1990-Claude-Garache

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1990: Claude Garache

1991-Miro

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1991: Joan Miró

1992-Voss

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1992: Jan Voss

1993-Jean-Le-Gac-

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1993: Jean le Gac

1994-Ernest-Pignon-Ernest-

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1994: Ernest Pignon-Ernest

1995-Lipski

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1995: Donald Lipski

1996-Meurice

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1996: Jean-Michel Meurice

1997-Saura

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1997: Antonio Saura

1998-Télémaque

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1998: Hervé Télémaque

1999-Ségui

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1999: Antonio Seguí

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2000: Antoni Tàpies

2001-Sean-Scully

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2001: Sean Scully

2002-Arman

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2002: Arman

2003-Hammond

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2003: Jane Hammond

2004-Humair

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2004: Daniel Humair

2005-Jaume-Plensa

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2005: Jaume Plensa

2006-Förg

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2006: Günther Förg

2007-Shepherd

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2007: Kate Shepherd

2008-Rainer

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2008: Arnulf Rainer

2009-Konrad-Klapheck

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2009: Konrad Klapheck

2010-Malini-Nalini

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2010: Nalini Malani

2011-Barthélémy-Toguo

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2011: Barthélémy Toguo

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2012: Hervé di Rosa

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2013: David Nash

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2014: Juan Uslé

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2015: Du Zhenjun

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2016: Marc Desgrandchamps – Galerie Lelong / FFT 2016

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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