“Ponzinetic”, Emiliano Ponzi

Secondo il Gruppo T, movimento artistico fondato a Milano nel 1959 da Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi a cui si aggiunse subito Grazia Varisco, la cui iniziale T stava per il termine tempo, l’obbiettivo dell’opera d’arte era quello di allontanarsi dalla staticità per indagare la mutevolezza delle relazioni spazio-temporali e inglobarle in sé facendo propria la variabilità degli elementi che le compongono (luce, colore e forma).

Ispirandosi alle ricerche ottico-cinetiche di questo storico gruppo, è nata la mostra Ponzinetic, inaugurata ieri e allestita negli spazi della libreria Corraini 121+ a Milano (via Savona 17/5. Orari di apertura: dal lunedì alla domenica dalle 10.30 alle 19.30), che vede esposte le “sculture cinetiche” di Emiliano Ponzi realizzate grazie al contributo dei makers di The FabLab.

Ponzi trasporta i suoi disegni in una dimensione tridimensionale e dinamica dove il movimento, concentrato sugli abiti dei personaggi da lui illustrati (veri protagonisti della mostra), viene ottenuto attraverso effetti ottici e meccanismi che fondono insieme nuove tecniche e metodi tradizionali.

“(…) è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione” Miriorama 1 (dichiarazione fondativa del Gruppo T, 1959)

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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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