I 2000 manifesti pubblicitari della New York Public Library

Turn of the Century Posters è una delle numerose collezioni digitali della New York Public Library, una raccolta digitale di oltre 2000 manifesti della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento (scaricabili in alta risoluzione) che mostra come il graphic design si sia evoluto nel corso degli anni elevandosi da esclusivo strumento appannaggio del mondo pubblicitario a forma d’arte.

Molti dei manifesti conservati dalla Art and Architecture Collection sono stati un dono di Anna Palmer (Mrs. Henry) Draper, che era, fino alla sua morte nel 1914, donatrice e sostenitrice della Library. Le fonti per gran parte del resto della collezione al contrario non sono chiare, anche se l’identificazione di un certo numero di manifesti indica la raccolta di Theodore J. Taylor.

Negli anni ’30 e ’40, il personale della Library ha montato i manifesti su cartoncini e li ha rilegati in grandi volumi, in ordine alfabetico per artista.

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Poster per Harper New Monthly Magazine, Mar 1893 ] . Litografia a tre colori : marrone chiaro , rosso – marrone e nero. New York : Harper & Brothers , pubblicato nel 1893.
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L’avvento in America del manifesto artistico è riconducibile alla pubblicazione del manifesto realizzato da Edward Penfield che pubblicizzava l’edizione di Harper’s del marzo 1893. A differenza dei manifesti pubblicitari precedenti, il lavoro di Penfield presentava una narrazione grafica implicita alla quale il testo era secondario. In questo modo e, successivamente nelle mani di grandi artisti come Penfield, Will Bradley e Ethel Reed, il manifesto si è spostato dal regno dell’arte commerciale a un’elevata posizione artistica.

Come genere, i manifesti divennero molto rapidamente l’obiettivo di collezionisti agguerriti. Già nel 1895, iniziarono ad apparire nei cataloghi delle mostre e delle collezioni. Dato che i collezionisti cercavano sempre più manifesti editoriali contemporanei come oggetti a sé, questi divennero più desiderabili rispetto alla pubblicazione che pubblicizzavano. Di conseguenza, si generò nel settore uno spostamento di interesse verso copertine di riviste e libri ben progettati e illustrati; contestualmente, nei quotidiani l’illustrazione avanzava. Entro la fine del 1890, il manifesto artistico aveva contribuito a spianare rapidamente la strada all’industria pubblicitaria che si riflette ancora oggi in Madison Avenue, dagli anni venti infatti il nome della strada è sinonimo dell’industria della pubblicità perché vi hanno avuto sede tutte le più importanti agenzie pubblicitarie americane.
(fonte New York Public Library)

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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Marco Goran Romano per “Il Sole 24 ORE”