Effetto Casimir è il titolo del nuovo progetto espositivo degli artisti Affiliati Peducci Savini per la Galleria Eduardo Secci Contemporary di Firenze, curato da Valentina Gregori, e visitabile fino al 12 agosto. Un progetto di scultura realizzato ad Assisi presso il laboratorio e centro di ricerca dove i due scultori vivono e lavorano. In questo luogo, una ex cava di pietra rosa, si fa della scultura una scienza, spostando continuamente il punto di vista ereditato dalla tradizione. Il recupero di tecniche antichissime per la lavorazione del marmo e la parallela ricerca scientifica, vedono gli Affiliati come detentori di saperi ormai perduti e innovativi allo stesso tempo. Il progetto degli Affiliati Peducci Savini è un’elaborazione della teoria scientifica di Hendrik Casimir applicata all’arte. Lo scienziato olandese teorizza nel 1948 che ciò che comunemente si intende come vuoto non è mai totalmente vuoto. Lo spazio che circonda gli esseri viventi e gli oggetti è, in realtà, un ribollire di particelle elementari come elettroni, antielettroni e fotoni. Ciò ha permesso di verificare scientificamente il cosiddetto “Effetto Casimir”: ovvero la presenza di fluttuazioni del campo elettromagnetico nel vuoto.
Nel progetto espositivo dei due artisti, lo studio delle fluttuazioni del vuoto quantico (zero point energy) viene applicato alla scultura e tutta la complessità teorica si materializza in pura visione estetica. Il marmo, dotato di barre conduttive, entra in relazione con l’energia quantistica e si trasforma in scultura capace di alimentare apparecchi elettronici.
La mostra “Effetto Casimir” è un viaggio verso una nuova estetica e un invito a esplorare le potenzialità inerenti alla scultura stessa.
La storia della scultura moderna e contemporanea ha attraversato moltissime fasi e il percorso che l’ha vista affrancarsi dai canoni dell’eredità classica è stato complesso e non privo di difficoltà. La studiosa Rosalind Krauss, nel tentativo di tracciare i passaggi che portano la scultura a definirsi come “moderna”, individua nell’opera di Auguste Rodin che va dal 1877 in poi il punto di partenza per un primo cambiamento di linguaggio: la scultura scende dal piedistallo per imporsi al punto di vista dell’osservatore, essa vuole mostrare il processo che l’ha determinata e non più celarlo. L’opera d’arte chiede di essere esperita nell’immediatezza del proprio tempo e le nuove forme che ne derivano non sembrano preesistere nell’immaginario collettivo. Inizia qui, simbolicamente, il lungo viaggio della scultura nel mondo moderno.
Eppure oggi, quando si pensa alla scultura in marmo, le prime immagini che emergono dalla memoria collettiva riguardano solo pochi e grandi protagonisti della storia: il primo pensiero va alla scultura dell’antica Grecia, poi di colpo si scorrono i nomi di Michelangelo, Bernini e Canova. Il marmo porta con sé un bagaglio di riferimenti e significati precisi la cui origine, però, sembra collocarsi nel mito. Una sfida continua, un materiale potente che nel tempo è stato affrontato, forzato, interrogato, evitato.
La ricerca in scultura degli ultimi due decenni ha determinato una nuova tendenza: dissimulare la forza stessa del marmo, il suo peso, e parlare di leggerezza proprio attraverso questo materiale così compatto e concreto. Ciò ha determinato una precisa scelta di soggetti, vedendo il marmo gareggiare con la vero somiglianza e la simulazione in termini estetici di oggetti legati alla più contemporanea vita quotidiana, simbolo di una cultura “pop”. La scultura sembra puntare, così, a un effetto di straniamento dell’opera d’arte per poter tornare al centro del dibattito storico artistic o. Un aspetto, questo, che gli Affiliati Peducci/Savini raggiungono per altra via: essi non sfidano il marmo, non si oppongono alla sua natura, ma entrano in risonanza con essa e informano la scultura della sua storia. Partendo dalla convinzione che il marmo sia l’estetica della materializzazione dell’energia, i due artisti aprono la propria ricerca a nuove consapevolezze: ogni blocco di marmo è una possibilità e ciascun materiale ne possiede una.
Effetto Casimir è un viaggio verso una nuova estetica e un invito a esplorare le possibilità future della scultura.
Il pensiero scientifico, che gli Affiliati applicano all’arte, è il presupposto per un nuovo approccio alla materia dal quale deriva una scultura non più manipolata, bensì “coltivata”. Un percorso artistico profondamente invischiato con i movimenti della natura e dell’esistenza, capace di mostrare in modo semplice ciò che la ricerca scientifica elabora attraverso formule e calcoli.
Nella fisica di tipo classico, lo spazio vuoto rappresenta una sorta di contenitore inerte in cui nulla può accadere. Secondo la fisica quantistica, invece, il vuoto non è mai vuoto.
Hendrik Casimir, domandandosi perché fluidi come la maionese scorressero così lentamente, nel 1948 conduce un esperimento: pone nel vuoto due lastre piane, una di fronte all’altra, accorgendosi della presenza di una forza attrattiva esercitata tra le due. “Effetto Casimir”, ovvero le fluttuazioni nel vuoto del campo elettromagnetico.
Se il vuoto non è vuoto, ma è un ribollire di particelle elementari come elettroni, antielettroni e fotoni, cosa succede quando a questo si infrappone la materia?
Il progetto degli Affiliati Peducci/Savini è un’elaborazione della teoria scientifica in arte: il marmo, dotato di barre conduttive, entra in relazione con l’energia quantistica e si trasforma in scultura capace di alimentare apparecchi elettronici.
Gli Affiliati si immergono nel cuore di un problema e ne emergono attraverso la scultura: ogni opera è una risposta, la conclusione temporanea di un percorso e, allo stesso tempo, l’inizio di un altro. Come il vuoto non è mai vuoto, così le loro opere non sanciscono mai una fine, ma il punto d’arrivo per un nuovo inizio, per nuove domande e molte possibili risposte. (Valentina Gregori)
Fonte: ufficio stampa