Pratiche preparatorie alla calligrafia. La piccola grammatica della scrittura di Valentina Casali

Valentina Casali ha studiato graphic design alla Scuola Internazionale di Comics, concentrandosi quasi da subito sul carattere e sul segno alfabetico. Da cinque anni continua a studiare queste tematiche con insegnanti indipendenti e associazioni e a confrontarsi con diverse realtà presenti sul territorio nazionale e internazionali.

Opera nel campo della comunicazione visiva dal 2010, e dal 2013 come libera professionista. La direzione della suaa ricerca l’ha portata a restringere il campo e a dedicarsi in maniera più approfondita al lettering e alla calligrafia, tanto da fondare insieme a suo marito Marco Goran Romano lo studio Sunday Büro.

Il suo studio si trova a Jesi, nelle Marche, ma si sposta virtualmente soprattutto oltreoceano.

In questo scritto Valentina spiega in modo esaustivo come è nato e come ha sviluppato il suo personale metodo di approccio alla calligrafia, progetto che è stato ritenuto meritevole di pubblicazione all’interno del premio Aiap Women in Design Award 2017 e che è alla base dei suoi workshop.

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Più di un anno fa iniziai a riflettere su cosa significasse per me la scrittura: la trovo una pratica quotidiana tanto meditativa quanto stimolante, ma perché scrivo? Per migliorare la mia scrittura e gli stili che ho studiato fino ad oggi, certo, ma forse non era sufficiente. Inevitabilmente, la mia attenzione finiva per concentrarsi sul ricercare il segno perfetto, mancando il senso globale della questione.

Per ovviare a questo problema pensai che un buon inizio potesse essere approfondire argomenti a me già noti dopo aver frequentato workshop di calligrafia, sign painting e type design; così mi organizzai in modo tale da ripassare le nozioni base di tratti, controforme, ink-traps, spazi bianchi, ductus, spaziatura, kerning, punta tronca, punta sottile, ecc., con l’idea di farne un grande riassunto. Ne uscii esausta, considerando di aver analizzato più di cinque anni di dispense nel giro di un paio di mesi! Da questa esperienza sorsero molte domande: qual è lo scopo principale della scrittura? Da dove derivano le forme delle lettere? Il tempo impiegato nella scrittura è diverso rispetto a quello del disegno? In che modo leggiamo? La forma delle lettere viene influenzata dalla lettura? Quanto impiegano le lettere ad evolversi? E come lo fanno?

Non ero, e non sono ancora oggi, capace di darmi delle risposte definitive, ma il margine di incertezza su di esse era troppo ampio da influire negativamente sul risultato finale degli elaborati calligrafici. La prima cosa da fare era prendere atto che più i concetti rimanevano semplici e più riuscivo ad assimilarli e a sviscerare alcune questioni. Quasi immediatamente sentii il bisogno di creare uno strumento tangibile che potesse essere di supporto ai riassunti e alle dispense.

Innanzitutto le prime bozze (risalenti ad inizio aprile 2016) erano focalizzate su ciò che ritengo sia l’atomo della scrittura: il tratto. Scelsi tre stili da sviscerare: il minuscolo dell’American Cursive Handwriting (che d’ora in avanti abbrevierò in ACH), l’Italico e le capitali romane (Capitalis Monumentalis).

Selezione e classificazione dei tratti dell’American Cursive Handwriting.

Selezione e classificazione dei tratti dell’American Cursive Handwriting.

La più grossa difficoltà era cercare di ridurre il numero dei tratti in pochi elementi/moduli ricorrenti. La scrittura è, in effetti, un pattern di tratti disposti con un certo ritmo, tale da creare particolari forme bianche (interne ed esterne alle lettere): infatti non si scrive solo in nero ma anche in bianco.

Uno dei problemi ricorrenti che ho notato nelle persone (soprattutto adulte) che si approcciano per la prima volta alla calligrafia/scrittura è che iniziano ad introdurre nuovi elementi personali: ad esempio se chiedi loro di utilizzare solo sei tratti, alla fine ne introdurranno un altro differente. La coerenza è la prima cosa da ottenere: una lettera può anche essere eseguita in maniera perfetta, ma se ha tratti, movimenti e ductus non coerenti con le altre lettere tutto ciò è inutile.

Alcune note riguardo la posizione di scrittura per destrorsi e sinistrorsi; l’Italico ridotto all’osso senza inclinazione e alcuni commenti riguardo il primo prototipo.

Alcune note riguardo la posizione di scrittura per destrorsi e sinistrorsi; l’Italico ridotto all’osso senza inclinazione e alcuni commenti riguardo il primo prototipo.

Indecisione riguardo l’utilizzo di tratti composti. Da qui l’idea di mantenere un minimo di inclinazione, data la natura della scrittura stessa e le sue radici storiche.

Indecisione riguardo l’utilizzo di tratti composti. Da qui l’idea di mantenere un minimo di inclinazione, data la natura della scrittura stessa e le sue radici storiche.

L’idea del normografo nacque dopo essermi imbattuta in alcuni esemplari in un negozio di Milano. Questo strumento consente di tracciare lettere già pronte senza alcuna fatica: in Italia veniva di solito utilizzato dagli architetti e in alcuni casi dalla malavita di stampo mafioso.

Senza scrittura personale la grafologia era inutile e le chance di riconoscere il colpevole praticamente nulle.

Senza scrittura personale la grafologia era inutile e le chance di riconoscere il colpevole praticamente nulle.

La difficoltà principale nel realizzare un “nuovo” normografo era trovare i tratti appropriati cercando di utilizzarne il minor numero possibile, semplificando e rendendo partecipe lo studente nel “costruire” la lettera anziché impigrirlo consegnandogliene una preconfezionata come nel normografo attuale.

Il processo che ha inizio è dunque un processo di trasformazione, che partendo da qualcosa di molto fluido, come è la scrittura, la trasforma in qualcosa di molto rigido: così attenendomi a dei criteri ben precisi come il numero di tratti e l’assenza di contrasto, inizio a realizzare uno strumento fisico di supporto; ovviamente questo meccanismo è utile solo a scopo di studio, nessuno scriverà mai in modo così meccanico nella realtà.

Il materiale scelto è abbastanza trasparente da poter vedere attraverso e consente di allineare le linee guida incise con il laser sul normografo alle linee guida dei tre stili alfabetici stampati sulle dispense, in modo tale da poter iniziare il lavoro in maniera più facile e veloce possibile.
Linea di base, occhio medio, ascendenti, discendenti e maiuscole sono incise sulla superficie plastica e guidano lo studente nella scelta dei tratti semplicemente muovendolo in linea orizzontale, come su un binario immaginario.

Primo pezzo fresco dalla laser-cut. Ci sono alcuni problemi con i bordi e l’incisione leggera.

Primo pezzo fresco dalla laser-cut. Ci sono alcuni problemi con i bordi e l’incisione leggera.

Test veloce: tratti dell’Italico ancora non definitivi. Le maiuscole richiedono più abilità nell’essere tracciate in maniera proporzionata.

Test veloce: tratti dell’Italico ancora non definitivi. Le maiuscole richiedono più abilità nell’essere tracciate in maniera proporzionata.

In sostanza, lo strumento è così strutturato: le prime tre parti si riferiscono agli stili di scrittura, rispettivamente ACH, Italico e maiuscole romane; in basso ho inserito le tre forme base (quadrato, triangolo e cerchio), un ovale e un cerchio iscritto in un quadrato con delle diagonali. Quest’ultimo rappresenta un aiuto per imparare le proporzioni delle maiuscole romane (sovrapponendo il normografo su una lettera si è in grado di vedere immediatamente se rispetta o meno il canone). C’è poi un ovale inclinato di 52° con il rispettivo asse di simmetria per aiutare a strutturare le lettere dell’ACH, un taglio per tracciare l’angolo a 90° (che fa sempre comodo) e un piccolo rettangolo inclinato che aiuta a comprendere meglio le proporzioni della cancelleresca (il famoso quadretto oblongo di Ludovico degli Arrighi menzionato ne La Operina – 1524). Infine, l’angolo tagliato in basso a destra funge da goniometrogià impostato a 52° per disegnare le linee guida diagonali sempre per l’ACH.

Ludovico degli Arrighi, La Operina — 1524

Ludovico degli Arrighi, La Operina — 1524

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Nelle dispense sulla stessa pagina si trovano a confronto sia il modello realizzato con il normografo, sia il modello eseguito a mano libera con il ductus visibile. Gli esempi stampati sono in scala 1:1 rispetto al normografo, quindi è facile sovrapporre il singolo tratto dello strumento alla dispensa per vedere se corrisponde o meno. Insomma, è un viaggio alla ricerca del tratto corretto!

Ecco una versione completa delle dispense che ho progettato: ho incluso una piccola introduzione di come funziona il processo di lettura, della teoria del tratto di Noordzij, alcune nozioni di percezione visiva e di come interagisce lo spazio bianco con il tratto nero.

Dispense finali stampate su carta Fedrigoni Splendorgel e Materica.

Dispense finali stampate su carta Fedrigoni Splendorgel e Materica.

Da un modello standard e rigido tutti possono capire e sperimentare la bellezza della scrittura. Il modello basato sui tratti è, a mio avviso, più comprensibile e facile da usare rispetto ad un modello basato sulla forma. Se si comincia a pensare alle forme, ci si concentra su di loro e non si riesce a visualizzare con chiarezza la lettera. Inoltre ogni quadretto oblongo o ovale ha proporzioni diverse da persona a persona, un po’ come il nostro passo o il nostro respiro.
Dopo aver compreso la lettera tratto dopo tratto, ognuno di noi può aggiungere la sua personalità: lo stile di ciascuno emergerà dai dettagli. A partire dalle connessioni dei tratti o dalle legature tra le lettere, la personalizzazione di ogni stile deve essere incoraggiata. Grazie alla sperimentazione del singolo, in un movimento di espansione verso l’esterno, la scrittura è riuscita ad evolversi. Non bisogna dimenticare però che, affinché ciò che scriviamo sia leggibile e decifrabile da chi legge, è necessario che le modifiche e la personalizzazione vengano poi di nuovo normate e fatte proprie da altri, come in un movimento di contrazione verso l’interno.

Questo modello è stato testato da me per la prima volta a Milano durante il workshop tenutosi presso Spazio B**k il 12 e 13 novembre 2016.

Questo modello è stato testato da me per la prima volta a Milano durante il workshop tenutosi presso Spazio B**k il 12 e 13 novembre 2016.

Ho chiesto ad alcuni partecipanti di provare posizioni di scrittura diverse per coinvolgere anche i muscoli dell’avambraccio e della spalla.

Ho chiesto ad alcuni partecipanti di provare posizioni di scrittura diverse per coinvolgere anche i muscoli dell’avambraccio e della spalla.

Prossimi workshop
Spazio BK – Milano, 11 e 12 novembre 2017 > per informazioni
Uovo Lab – Repubblica di San Marino, 27 e 28 gennaio 2018