The Big Lebowski Art Collection

In progetto di Edizioni del Frisco che raccoglie le illustrazioni ispirate al film di 68 artisti da tutto il mondo.

Se il tappeto di Drugo “dava decisamente un tono all’ambiente”, il libro The Big Lebowski Art Collection non potrà mancare tra gli scaffali di cinefili e appassionati di una delle pellicole più esilaranti della storia del cinema, Il Grande Lebowski. Nonostante l’insuccesso nelle sale cinematografiche al momento dell’uscita questo film è diventato infatti successivamente un cult in tutto il mondo ed ha ispirato numerosi artisti con opere ad esso dedicate.

Anche se sono molte le illustrazioni e le opere di artisti ispirate a questa pellicola, non esisteva, fino ad oggi, un volume che le raccogliesse. È stata questa la sfida di Francesco Ciaponi, editorial designer, artista e titolare di Edizioni del Frisco, casa editrice indipendente che promuove le arti grafiche in Italia e all’estero. The Big Lebowski Art Collection è infatti un progetto di raccolta delle illustrazioni ispirate al film e ha visto coinvolti ben 68 artisti da tutto il mondo (USA, Italia, Brasile, Canada, Francia, Belgio, Germania, Spagna, Inghilterra, Algeria, Australia, Grecia, Olanda, Islanda, Libano, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Sud Africa e Turchia). La pubblicazione, arrivata a 152 pagine totali, rappresenta perfettamente l’incredibile attaccamento che questo film ha saputo generare in tutto il mondo.

La maggior parte dei contributi sono illustrazioni e opere grafiche dedicate ai protagonisti o alle scene del film, ma non mancano le creazioni più fantasiose, come il flipper interamente ispirato alla pellicola. (Francesco Ciaponi, Edizioni del Frisco)

Il libro è stato presentato ufficialmente a Prato il 9 settembre ed è in vendita nello shop della casa editrice dal 29 settembre, mentre sabato 14 ottobre Francesco Caponi è stato ospite al Torino Graphic Days, e il tour di promozione continuerà per i prossimi mesi toccando tappe come Bruxelles (26 ottobre).

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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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