“Excavation”.
Al confine tra materia e tecnologia

Il progetto dello studio Wang & Söderström che unisce pietra e stampa 3d.

Lo studio multidisciplinare Wang & Söderström è conosciuto per le ricerche e le sperimentazioni che attraversano e fondono il confine tra materia e tecnologia. Il loro progetto Excavation è l’esempio perfetto dell’utilizzo che Anny Wang e Tim Söderström fanno delle nuove tecnologie nella raffigurazione dei loro concept innovativi.

Il progetto consiste nell’unione di un vaso realizzato digitalmente e stampato in 3D (in collaborazione con Unique Board) e una base invece frutto della modellazione della pietra che viene levigata e scavata per creare l’incavo idoneo ad ospitare e avvolgere il vaso stampato. La serie si ispira all’archeologia e al modo in cui quest’ultima riesce a rivelare l’attività umana e i comportamenti di un tempo passato attraverso gli aspetti culturali e le forme materiali. Il digitale come incarnazione e rappresentazione della scultura ci ricorda che digitale e fisico non sono due universi separati, ma che in quest’epoca dipendono fortemente l’uno dall’altro e si influenzano reciprocamente.

“Queste sculture trasmettono differenti sfumature di realtà esplorando come l’estetica può influenzare la percezione e come dando forza allo storytelling si può creare un ponte tra naturale e digitale. Excavation porta alla luce i processi digitali con un’impronta umana, mescolando le linee temporali e fondendo virtuale con lo spazio fisico”.

Gli oggetti di questa serie possono essere acquistati qui.

Excavation I
Excavation II
Excavation II, dettaglio
Excavation III
Excavation III, dettaglio

All images © Mishael Phillip

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Micronarrativa, Andrea Maggiolo, Riccardo Guasco