Poissons, ecrevisses et crabes. Il primo libro illustrato a colori sul mondo ittico

Originariamente pubblicato nel 1719, con una seconda edizione nel 1754 (la terza del 1782 non fu mai completata), Poissons, ecrevisses et crabes può vantarsi di essere la prima pubblicazione conosciuta a colori sul mondo ittico, nello specifico, una celebrazione della fauna marina proveniente dalle acque delle Indie Orientali. Questo meraviglioso libro è la creazione di Louis Renard, un editore, un libraio e una spia per la Corona Britannica (impiegato a servizio della regina Anna, Giorgio I e Giorgio II) che lo completò senza mai spostarsi dall’Olanda.

Il libro raccoglie principalmente specie tropicali delle Indie Orientali, tra cui 415 pesci e 41 crostacei; contiene 100 lastre composte da 460 incisioni in rame colorate a mano, che Renard ha copiato da altre fonti, inclusi i disegni di Baltazar Coyett, governatore olandese di Ambon, e il suo successore Adriaen Van der Stel. L’artista olandese Samuel Fallours è stato invece responsabile di molti dei disegni e ha anche assunto artisti locali per fare copie del suo lavoro.

Tutte le specie raffigurate sono state arricchite da abbellimenti artistici e circa il 9% delle immagini sono completamente inventate. Questi abbellimenti variavano da colori brillanti applicati in modo arbitrario a creazioni ex novo, tra cui il ritratto di una sirena. Fallours probabilmente includeva elementi immaginari nei suoi disegni per attrarre i collezionisti europei che acquistavano i suoi lavori. 

Nonostante il fatto che ci sia un tocco di immaginifico, secondo Mai Reitmeyer, bibliotecario dei servizi di ricerca presso l’American Museum of Natural History, questo lavoro rappresenta “una parte importante della letteratura scientifica del diciottesimo secolo”. Secondo Theodore W. Pietsch, un ittiologo citato da Reitmeyer, la pubblicazione di Renard “ci offre uno sguardo intrigante su come fosse la scienza tra la fine del diciassettesimo e l’inizio del diciottesimo secolo, e quindi escludere il lavoro perché privo di valore scientifico, significa sottovalutarne notevolmente il valore”.

Secondo Theodore W. Pietsch, un ittiologo citato da Reitmeyer, la pubblicazione di Renard “ci offre uno sguardo intrigante su come fosse la scienza tra la fine del diciassettesimo e l’inizio del diciottesimo secolo, e quindi escludere il lavoro perché privo di valore scientifico, significa sottovalutarne notevolmente il valore”.

Inoltre, poiché le acque che circondano l’isola di Ambon, in Indonesia, dove sono state trovate molte delle specie raffigurate, sono ora un ecosistema fortemente inquinato, è probabile che la biodiversità nella zona sia cambiata dalla pubblicazione di Renard. Così, circa il 90% della fauna raffigurata in Poissons, ecrevisses et crabes, secondo Pietsch, può essere identificata fino alla specie e al genere e può offrire un’importante prospettiva storica sulla diversità marina della regione.

Un volume straordinario per l’epoca e se ciò non è abbastanza strano, il lavoro è prodotto da un uomo che si è identificato come un “agente segreto per conto della Corona britannica”

L’edizione del 1754 di Poissons, ecrevisses et crabes è stata digitalizzata, e visitabile gratuitamente, per BHL (Biodiversity Heritage Library) dalla Ernst Mayr Library del Museo di Zoologia Comparata, Università di Harvard.

Nel 2010, Taschen ha pubblicato Samuel Fallours: Tropical Fishes of the Indie orientali, che presenta le illustrazioni originali di Samuel Fallours.

BIOGRAFIA
Renard nacque in Francia intorno al 1678 ma, per sfuggire alle persecuzioni religiose, emigrò in Olanda con la sua famiglia intorno al volgere del secolo e alla fine divenne cittadino di Amsterdam. Incoraggiato da suo suocero, Renard divenne commerciante ed editore di libri e, nel 1718 o nel 1719, produsse il primo volume della prima edizione della sua opera più famosa, appunto Poissons, ecrevisses et crabes. Una vita già piuttosto movimentata che si infittisce di mistero se si pensa che nel libro l’editore è descritto come “Louis Renard, Agent de Sa Majesté Britannique” e non a caso la pubblicazione è proprio dedicata a Giorgio I.