Pittori di Cinema

Il volume edito da Lazy Dog che raccoglie 500 opere dei "cartellonisti"

Pittori di Cinema è una pubblicazione che già dal titolo stesso riconsegna a una folta schiera di artisti la dignità e il valore che meritavano. Quegli artisti del dietro le quinte che in pochi conoscono, ma che hanno lasciato immagini indelebili nei nostri occhi. Immagini di famose star, di donne e uomini che hanno fatto grande la storia del cinema di tutto il mondo, tenuti in vita da manifesti che anno dopo anno si sono guadagnati un posto privilegiato tra vie, piazze, stazioni, locali e botteghini per raccontare in una sola fissa, immutabile ed eterna immagine un intero capolavoro cinematografico.

Pittori di Cinema punta un riflettore sulla storia “sommersa” di artisti che furono etichettati con l’infelice nome di “cartellonisti”, appellativo che davvero non rendeva e rende merito al loro prezioso e prestigioso lavoro.

Nonostante alcuni dei loro manifesti oggi siano battuti all’asta a prezzi da capogiro, all’epoca infatti il loro era un mestiere difficile e tormentato, ma soprattutto sottovalutato e sottopagato. 
Gli artisti più fortunati lavoravano per le grandi major e avevano almeno uno stipendio, quelli che invece lavoravano per case di distribuzione più piccole non avevano neanche la certezza di essere pagati a fine lavoro. In entrambi i casi erano vessati da mille pretese e continue ingerenze che minavano profondamente la loro libertà di espressione artistica. Tanto che nei casi più estremi finivano per non apporre la propria firma sul manifesto. 

foto © Design Playground

Maurizio Baroni, profondo e appassionato conoscitore di cinema, autore e collezionista, si è fatto paladino dell’arte di questi maestri mettendo insieme negli anni (da quando ne aveva 11) più di 25.000 pezzi tra cimeli, manifesti, colonne sonore e documenti. Nonostante in questi anni gli abbiano proposto cifre folli per alcuni pezzi, in alcuni casi autografati dagli stessi autori o dai registi, dagli sceneggiatori o dagli attori dei film, ha scelto di non disperdere la collezione che poi pochi anni fa ha affidato alla Cineteca di Bologna.

Baroni, oltre a dedicarsi alla collezione, ha avuto il piacere di conoscere e, in alcuni casi di frequentare tuttora, molti di questi pittori di cinema. Tra gli aneddoti che lo stesso ha messo insieme dopo anni di incontri con gli artisti, ce n’è uno che, come dice in un’intervista fattagli da Repubblica, ama particolarmente raccontare e riguarda Symeoni e il poster di Trash – i rifiuti di New York, il film di Paul Morrisey del 1970. “Quel film era prodotto da Andy Warhol che, dopo aver visto il manifesto di Symeoni avrebbe voluto assumersene la paternità e chiese a Alberto Grimaldi l’autorizzazione a firmarlo. Grimaldi passò la richiesta all’artista che mandò Warhol a quel paese”.

Dopo venticinque anni dall’uscita della prima pubblicazione di Baroni, Platea in piedi (per la quale fu proprio Symeoni ad aiutarlo nell’impaginazione grafica), che cercava di sensibilizzare il pubblico sulla tematica, lo scorso luglio la casa editrice Lazy Dog (direzione artistica Bunker) ha editato l’imponente volume Pittori di cinema, che raccoglie 500 opere spesso inedite, manifesti, disegni e bozzetti provenienti dalla smisurata collezione di Baroni.

Ben 432 le pagine che prendono in rassegna cinquant’anni di cinema italiano attraverso le sue locandine e i suoi manifesti relativi a 29 pittori: Acerbo, Avelli, Ballester, Biffignandi, Brini, Campeggi, Capitani, Casaro, Cesselon, Ciriello, De Berardinis, De Seta, Ferrini, Fiorenzi, Fratini, Gasparri, Gèleng (Rinaldo e Giuliano), Iaia, Innocenti, Longi, Manno, Martinati, Nistri (Giuliano e Lorenzo), Olivetti, Putzu, Simbari e Symeoni.

Il volume Pittori di Cinema è inoltre arricchito dagli interventi del calligrafo Luca Barcellona e l’art director e docente Andrea Mi, i quali prendono in esame gli aspetti legati rispettivamente al lettering e alla composizione grafica dei manifesti. La storica dell’arte Alessandra Cesselon, figlia di uno dei principali esponenti dei pittori di cinema, l’artista Angelo Casselon, presenta infine uno per uno i pittori, contestualizzando le loro opere nell’ambiente artistico dell’epoca.

Non manca un’introduzione dello stesso Baroni nella quale racconta il principio di tutto. La sua è una passione nata da piccolo, quando, innamoratosi delle pubblicità per i film Clementine Chérie (con Rita Pavone) e Tutti per Uno (con i Beatles), ne rubò le locandine per portale a casa. Fu l’inizio di una lunga serie di “marachelle”, come le definisce Baroni, per accumulare tutti i manifesti che poteva fin quando però, scoperto dal padre, fu costretto a veder bruciare la sua prima collezione. Sicuramente tutto questo non lo fermò.

Il volume è stato presentato lo scorso giugno al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna.

Data di uscita
1 Luglio 2018
Formato
formato • 24 x 34 cm
Paginer
432
Illustrazioni
500
Confezione
cartonato
Edizione
Italiano
Prezzo di cop
Euro 89,00
Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Javier Perez Estrella (cintascotch)… e la fantasia