La Settimana Bianca

La mostra e il libro edito da Lazy Dog Press che raccolgono i collage di Emi Ligabue.

La settimana bianca, Emi Ligabue - "saluti da" / © Lazy Dog Press

Ci sono oggetti, forme, colori che hanno la capacità di evocare in noi ricordi. Sono i custodi del loro mondo che attraverso il tempo riportano alla luce frammenti di vecchie realtà; sono i ritagli di un immaginario visivo complesso e sfaccettato che, come in un collage, si compongono in modi sempre nuovi e diversi. A volte aprono finestre sul passato, altre volte indagano il futuro. Altre ancora fanno entrambe le cose.

Con La settimana bianca, una raccolta di 65 collage diventata mostra, a cura di Melania Gazzotti, presso il centro culturale Mutty (fino al 23 febbraio), l’artista Emi Ligabue scandaglia il passato, lo evoca, ma senza restarne invischiata.

I suoi collage, se da un lato voltano lo sguardo indietro a richiamare immagini novecentesche non troppo sbiadite del turismo di montagna e degli sport invernali – iniziato negli anni Sessanta e ormai consolidato –, dall’altro fissano un orizzonte futuro nella reintepretazione ironica, nella sperimentazione dei materiali e nella riflessione sul labile confine tra arti visive e applicate.
Pose plastiche, sci, racchette e cime innevate sono l’oggetto di indagine dell’artista, che, ricontestualizzati, evocano il fenomeno collettivo di costume della “settimana bianca”, ma in una cornice del tutto nuova.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “Salti” / © Lazy Dog Press

Questo progetto è frutto di un lungo lavoro di ricerca iconografica e selezione di numerose immagini provenienti da manuali di sci, cartoline, cataloghi, guide turistiche, riviste e carte di cioccolatini. A questa ricerca Emi Ligabue ha poi affiancato un’altrettanto certosina scelta dei materiali come carte da burro, plastiche adesive “effetto finto legno”, carte da lucido, carte metalliche e retini.

Sia la mostra che il relativo catalogo edito da Lazy Dog Press, si compongono come un racconto per immagini diviso in otto sezioni, composte da otto lavori ciascuna.

Si inizia con Salti, un omaggio alla Contessa Paula von Lamberg, la prima donna pioniera del salto con gli scii che, nel lontano 1911 a Kitzbühel sciava ancora con la gonna lunga.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “Salti” / © Lazy Dog Press – foto Design Playground

Subito dopo si apre skii room, un capitolo in cui emerge l’interesse di Emi Ligabue per gli oggetti del vivere (in questo caso la montagna) come gli sci, la Nivea, che per la sua generazione ha rappresentato la crema per proteggersi dai danni del sole, oppure la sedia di Fortunato Depero intarsiata con due sci e una racchetta come spalliera.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “Skii room” / © Lazy Dog Press

La serie successiva è quella denominata principianti, ispirata al manuale che aveva da ragazza, del quale, con ironia e provocazione, ne rilegge l’approccio un po’ misogino. In questo vecchio libro infatti gli errori da evitare venivano mostrati soltanto in relazione a donne, mentre le posizioni corrette erano eseguite esclusivamente da uomini.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “principianti” / © Lazy Dog Press
La settimana bianca, Emi Ligabue – “principianti” / © Lazy Dog Press – Foto Design Playground

Biblioteca, il quarto capitolo, è ispirato a copertine di libri sullo scii, mentre il quinto, Solide gambe e gran cuore  trae spunto da un unico manuale del 1945 in cui viene ritratto uno sciatore in mutande, con la cui figura l’artista gioca esaltando la sua prestanza fisica e al contempo la sua ridicolaggine.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “Solide gambe e gran cuore” / © Lazy Dog Press

Si arriva poi alla sezione chiamata le milanesi vanno a sciare, ispirata alle figure femminili di Gio Ponti disegnate per la manifattura Richard-Ginori, alle quali Emi mette ai piedi un bel paio di sci.

Seguono infine la serie saluti da, dove protagonisti sono la natura e i profili montani più iconici come il Cervino o la Marmolada, e quella chiamata souvenirs che raccoglie i pezzi dipinti su legno, realizzati con colori acrilici, dove al centro del racconto c’è il tema della caduta.

La settimana bianca, Emi Ligabue – “saluti da” / © Lazy Dog Press
La settimana bianca, Emi Ligabue – “souvenirs” / © Lazy Dog Press


Emi Ligabue

Emi Ligabue nasce a Mantova nel 1957. Tra il 1980 e il 1981 collabora con Studio Alchimia alla progettazione di Casa Alessi. Nel frattempo si iscrive al DAMS di Bologna e inizia la propria avventura artistica come performer; con il progetto Padiglione Italia partecipa all’importante mostra Una generazione post-moderna, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1983 Emi Ligabue inizia a lavorare autonomamente come artista visiva. Partecipa alle Serate enfatiste, organizzate dall’Alinovi alla pionieristica Galleria Neon di Bologna e tra il 1984 e il 1986 a numerose mostre collettive, tra cui La Neomerce, Il design dell’invenzione e dell’estasi artificiale, a cura di Denis Santachiara, alla Triennale di Milano. Nel 1988 la prima mostra personale ai Musei Civici di Reggio Emilia; nel 1990 partecipa alla ricognizione Ipotesi Arte Giovane, organizzata dalla rivista «Flash Art» presso Fabbrica del Vapore a Milano. Nel 2002 espone invece a Villa delle Rose a Bologna nella mostra Spazio aperto al disegno. Nel 2016 Silvana Annicchiarico la seleziona per la XXI Triennale di Milano nella mostra che celebra il design al femminile in Italia: W. Women in Italian Design. Emi Ligabue attualmente vive e lavora a Milano.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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