“Berardo, il gufo vegliardo”

Il progetto editoriale dedicato a bambini e bambine che temono il buio.

Se per alcuni tipi di culture la figura del gufo è associata a sventure, per i nativi d’America è invece un totem fonte di grande saggezza o addirittura portatore di doti terapeutiche. Per alcune tribù asiatiche ancora oggi il gufo ha la capacità di accompagnare il bambino nella fase di addormentamento ma anche di donare l’abilità del guardare oltre le tenebre e affrontare problemi.

Quale miglior animale quindi poteva essere il narratore delle storie dedicate ai bambini e le bambine che temono il buio? Nel progetto editoriale illustrato Berardo, il gufo vegliardo è proprio il vecchio animale notturno, che dell’oscurità ha fatto la sua casa, a raccontare tre storie che vedono protagonisti altrettanti animali notturni.

I temi (inclusione, solidarietà, importanza del confronto, valore della cultura, coraggio nel superare gli ostacoli e/o nell’operare scelte difficili) vengono a delinearsi attraverso le vicende dei personaggi, grazie alla voce narrante – ora accorata, ora ironica – del gufo. Per selezione lessicale e vivacità delle illustrazioni, il testo si presta sia ad una lettura autonoma da parte dei bambini, sia ad una lettura mediata dal genitore.

Abbiamo deciso di segnalare Berardo, il gufo vegliardo poiché, attualmente, l’autrice dei racconti Isa Fusi e l’illustratore Pietro Barone sono alla ricerca di un editore che voglia scommettere su questo progetto. Speriamo possano trovare qualcuno pronto a farlo!


Isa Fusi (Roma, 1973) insegna – in qualità di docente di ruolo – materie letterarie e Latino presso un liceo scientifico statale della Capitale.

Pietro Barone (Oria, BR 1978) si è diplomato in comunicazione visiva presso l’Istituto Europeo di Design di Roma (2004). È grafico, fotografo, illustratore. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali come: Brand Identity GrandPrix, Mediastars, Press & Outdoor Key Award. Recentemente, è risultato primo classificato nel contest artistico “Ludocrazy” (Paratissima Torino 2018). Ha inoltre realizzato esposizioni in varie città italiane, sia come fotografo, sia come illustratore.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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