Tafel Sans Pro

Il nuovo font disegnato da Alejandro Paul, socio fondatore di Sudtipos.

Con base a Buenos Aires (Argentina) la type foundry Sudtipos nasce nel 2002 come collettivo di grafici appassionati di caratteri. Sin dall’inizio i progettisti hanno fornito soluzioni tipografiche per affrontare le sfide relative al confezionamento dei prodotti, alla pubblicità e all’identità aziendale. Nel corso degli anni il gruppo è cresciuto in numero, abilità e influenza: i caratteri di Sudtipos sono apparsi in campagne per Coca-Cola e Levi’s e nelle pagine del New York Times e il gruppo ha creato font personalizzati per clienti come The History Channel e C & A. Oggi la visione originale di Sudtipos rimane: tradurre l’estetica della cultura e del commercio in caratteri tipografici tecnicamente sofisticati che possano aiutare i professionisti creativi a creare un lavoro che che possa attrarre i clienti e costruire brand di successo.

E con questo spirito Alejandro Paul, socio fondatore di Sudtipos, ha disegnato il Tafel Sans Pro, espressione contemporanea dei caratteri geometrici della prima metà del secolo scorso. Tafel è degno di nota per la sua versatilità in quanto funziona bene sia in dimensioni ridotte che display (titoli o in generale applicazioni di grandi dimensioni); la sua eleganza sofisticata e la sua raffinata semplicità lo rendono ideale per identità aziendali, segnaletica stradale, marchi di moda, packaging di lusso e molto altro.

Dal Thin al Black, Tafel è composto da 8 pesi, 3 set di Small Caps con diverse altezze “x” (Big Caps, Small Caps e Petite Caps), molti glifi alternativi e una gamma completa di figure tra cui figure “old style” con il corsivo corrispondente. Il set di caratteri esteso supporta le lingue dell’Europa centrale, occidentale e orientale. Siamo certi che lo vedremo spesso nei progetti dei prossimi anni.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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