The Monster Project

Cento artisti da tutto il mondo ridisegnano i mostri immaginati da bambini delle elementari

Quando ero piccola ero terrorizzata da due mostri che secondo la mia immaginazione infestavano la mia camera. Del primo riuscivo a scorgere durante la notte soltanto un piccolo occhio che mi osservava dal buchino formatosi sulla tela della abat-jour. Del secondo vedevo bene anche il volto: quando tutti erano a letto la maniglia della porta si trasformava infatti nella testa di un mostruoso cavallo, che mi fissava con uno sguardo a dir poco spaventoso.

Per non parlare delle orribili creature che riuscivo a creare nei miei sogni durante il sonno. Ho sempre immaginato che se avessi avuto modo di esorcizzare quelle paure dando libero sfogo a quella creatività senza alcun timore, sarei forse riuscita a comprenderle meglio e ad amarle fin da piccola.

Per questo quando sono incappata in The Monster Project ho pensato subito che fosse un progetto di cui valeva la pena parlare.

Il progetto prevede infatti che circa 100 artisti da tutto il mondo ridisegnino ognuno con il proprio stile il mostro immaginato da un bambino delle elementari. Uno strumento divertente per aiutare i bambini a riconoscere il potere della propria immaginazione e incoraggiarli a perseguire il loro potenziale creativo.

Invitiamo semplicemente gli studenti delle elementari a disegnare mostri. Una volta che le loro creazioni hanno preso forma, gli diamo vita secondo i nostri stili artistici. Quindi, quando consegniamo queste nostre interpretazioni agli studenti di persona, siamo in grado di mostrare nuove tecniche artistiche nel loro contesto creativo originale. Sono così in grado di vedere ciò che la loro idea ha suscitato negli altri.

Collaborando con gli studenti e trovando ispirazione dalla loro immaginazione, gli artisti coinvolti in The Monster Project riescono a riconoscere così il valore delle loro idee e farli sentire entusiasti del potenziale delle loro menti.

Poiché il progetto è portato avanti da un gruppo molto piccolo di volontari con finanziamenti estremamente limitati, la portata di azione è ancora molto più piccola di quanto loro stessi vorrebbero. Così per riuscire a coinvolgere quanti più bambini possibile da tutto il mondo, a partire dal settembre 2018 è stato ideato il nuovo programma MPU, Monster Project Unite.

È una sfida di illustrazione aperta che viene eseguita tramite Instagram e che invita artisti di tutti i livelli e stili a reimmaginare il disegno di un nuovo bambino ogni due settimane. Per vedere le incredibili ricreazioni di mostri che sono state presentate finora, potete cercare l’hashtag #MonsterProjectUNITE su Instagram.

Sul sito di The Monster Project è possibile pre-ordinare il libro che raccoglie il secondo anno di attività del progetto e che uscirà il prossimo ottobre. Sempre sullo shop sono disponibili all’acquisto anche il primo volume realizzato nel 2017 e uscito lo scorso anno, la maglietta, degli stickers, i poster di alcuni mostri reinterpretati dagli artisti e un quaderno attività da colorare.

Se se interessato e vuoi iscriverti come artista puoi compilare questo modulo, mentre se sei un genitore o un tutore e vuoi inviare i disegni dei tuoi figli per avere la possibilità di partecipare a The Monster Project Unite puoi invece compilare il modulo a questo link.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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Jean Jullien #peaceforparis.