Le donne di Alva Skog

L'identità femminile non stereotipata nell'immaginario di una giovane illustratrice svedese

Una donna accovacciata, senza nessun sostegno. Allatta al seno, pulisce, scrive al computer, parla al telefono, indossa tacchi a spillo e gioielli, è elegante, è perfettamente depilata, porta scarpe da ginnastica e un berretto sportivo, è casual, ha lunghi peli sulle gambe, porta lo smalto, non lo porta, beve un drink.

Nessuna esclusa. Ci siamo dentro tutte.

Da un lato una celebrazione della totalità di sfumature del genere femminile, dall’altro una rappresentazione ironica di tutto ciò che alla donna è richiesto essere oggi, contemporaneamente.

Vedendo questa immagine mi sono sentita rappresentata. E ci ho rivisto anche tutte le donne che conosco. Così ho “conosciuto” Alva Skog, giovane illustratrice di Stoccolma.

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Donne con grandi spalle e grandi gambe. Nessun ammiccamento, nessuna vita super sottile, nessuna oggettivazione sessuale.
Donne incombenti, viste da prospettive che ne accentuano la forza. Donne monumentali a tal punto da superare in statura grattacieli, edifici e città intere.
Donne che hanno in mano la loro vita.

Sono le donne di Alva, frutto di un immaginario visivo che è lontano da una visione binaria, ma che al contrario esplora l’identità femminile e ne allarga i suoi confini.

Il suo stile illustrativo, forte — come dichiara lei stessa — degli insegnamenti e degli esempi familiari, mette in discussione la disuguaglianza e i pregiudizi sull’identità di genere attraverso una rappresentazione del mondo femminile non stereotipata.

Le mie influenze e ispirazioni creative provengono da cose e direzioni diverse, ma le più importanti sono la visione della vita di mia sorella minore, la conoscenza del femminismo di mia madre, la fantascienza femminista, le graphic novel, le donne e le persone non binarie che allargano i confini dell’identità di genere.

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Alva Skog
Alva ha completato un corso propedeutico in belle arti e poi si è laureata nel 2018 alla Central Saint Martins University in illustrazione. Nello stesso anno è diventata freelance.
Il suo lavoro si ispira alla pittrice Marlene Dumas e alla fantascienza femminista, come “Woman on the Edge of Time” di Marge Piercy e “The Left Hand of Darkness” di Ursula K Le Guin.

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Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

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