Francesco Chiacchio, illustratore

Il disegno come una fonte di energia rinnovabile.

“Considero il disegno principalmente come una fonte di energia rinnovabile, che si alimenta attraverso incontri imprevedibili. La carta è un elemento prezioso del mio lavoro, un materiale per cui nutro molta curiosità e rispetto. Ultimamente la cerco in strada, sui muri della città, tra gli scarti di vecchi lavori o tra le pagine delle riviste. Come scrivo di solito per presentarmi: amo coltivare le parole nell’ORTOgrafia, annaffiarle con segni differenti, osservarle crescere e coglierle in un disegno”.

Vivo con un occhio di riguardo all’altro occhio, e viceversa.

Francesco Chiacchio è nato a Fiesole nel 1981 e vive a Firenze dove divide spesso un foglio con l’ombra di una matita: ha illustrato libri – 90 secondi all’inferno. Storie jazz di Gianluca Monastra e Massimo Basile (2007, Luciano Vanni Editore), Dall’Atlante agli Appennini di Maria Attanasio (2008, Orecchio Acerbo) – dischi, scritto alcune storie a fumetti – Miracolo a Polignano nell’antologia Gli intrusi. Appunti da una terra vicina(2007, Coconino Press), Ash nel numero 9 di BLACK (2008, Coconino Press) – e disegnato manifesti per il teatro.
Nel 2009 alcuni suoi disegni hanno illustrato interamente il numero 114/115 de Lo straniero, rivista fondata e diretta da Goffredo Fofi. Nello stesso anno ha realizzato una serie di illustrazioni per la X (Suite for Malcolm) composta da Francesco Bearzatti per il suo Tinissima Quartet, progetto multimediale con proiezioni dal vivo.
Nel 2010 ha partecipato alla IX edizione di Futuro Anteriore, mostra sul presente del fumetto italiano curata da Michele Ginevra ed Emiliano Rabuiti.
Attualmente collabora con la Repubblica come illustratore per le pagine della cultura di Firenze.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.